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-Storia Borghetto S.Spirito

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AMICI DA CHERNOBYL

Era l’una e ventiquattro minuti del 26 aprile 1986 quando il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, esplodeva a seguito di una prova a bassa potenza ordinata dal Governo. Una nube di materiale radioattivo si sprigionava nell’aria e, trasportata dal vento, raggiungeva rapidamente l’Europa Orientale, la Scandinavia e la parte occidentale dell’URSS contaminando il suolo, l’aria, l’acqua e la popolazione. Il gioco, se così si può dire, del vento, la sua direzione “ privilegiava “ in modo pesante la Bielorussia, nazione limitrofa alla centrale di Chernobyl.
Gli uomini, le donne e in particolare modo i bambini, delle zone più colpite, ancora oggi si ammalano a causa dei disastrosi e duraturi effetti che le scorie nucleari portano con loro. Secondo gli esperti, fino al 2030, elementi radioattivi e soprattutto il cesio e lo stronzio saranno presenti nel terreno e quindi nell’aria e nell’acqua provocando, il primo, malattie tumorali a danno soprattutto del sistema linfatico ed il secondo un costante impoverimento del calcio con gravi ripercussioni sul sistema osseo.
Per questo anche un solo mese di aria pulita e di cibo sano ha effetti benefici, è una vera e propria sferzata di energia per quanti vivono nella zone contaminate: da qui la nascita di una vera e propria catena di solidarietà a favore soprattutto dei bambini delle zone più colpite che in migliaia vengono ospitati dalle famiglie italiane. Nel 1997 l’U.N.I.T.A.L.S.I. ha deciso di unirsi a questa catena di solidarietà, ma – in virtù del suo carisma – ha scelto di ospitare i più poveri, i disabili, i portatori di handicap, quelli che nessuno voleva  nel mese di maggio, nella casa vacanze di Borghetto Santo Spirito.
Da allora un gruppo di circa sessanta ragazzi portatori di handicap provenienti dalla regione di Gomel in Bielorussia arriva portando con sé pochissimi oggetti personali ma con tantissime aspettative nel cuore. Alcuni di loro, i più gravi, sono accompagnati dalla mamma o dal papà, mentre gli altri vengono affidati alle amorevoli cure dei volontari.
La maggior parte dei bambini sono orfani , vivono in grossi internati (come li chiamano loro) senza l’affetto di una famiglia e devono ogni giorno fare i conti con la povertà, con il disagio fisico e psichico, con le conseguenze della catastrofe nucleare, con una mentalità che considera il portatore di handicap solo come un problema, possibilmente da nascondere, e non invece come una risorsa da valorizzare per una crescita comune.
A Borghetto Natasha, Irina, Olga, Serghei, Andrei….…oltre al sole, al mare, a cibo buono e sempre abbondante ( particolarmente gettonati i maccaroni …) trovano molti volontari, molti amici capaci di regalar loro un sorriso, un abbraccio, una carezza e tanto amore.
Il mese a Borghetto è diventato per i bambini il momento da attendere con gioia per tutto l’anno, è il motivo che li aiuta a sorridere ed andare avanti nella triste vita di ogni giorno, è un miracolo che porta nel loro cuore speranza e la certezza di sentirsi amati. E’ bello vedere la gioia,  la felicità che brilla sui loro volti per ogni – anche piccolissimo – dono o per un abbraccio, è bello vedere la loro meraviglia quando scoprono che il loro  volontario è  un amico sul quale poter contare, quando scoprono di essere importanti per qualcuno.
Anno dopo anno la magia che Borghetto racchiude in sé tesse un filo incantato tra ragazzi e volontari, un filo tenue e forte ad un tempo che né la distanza, né la lingua diversa, né null’altro al mondo potrà mai sciogliere perché nasce da un affetto e da un amore sinceri e profondi. E così ogni anno i bambini attendono con ansia il momento di ritornare in Italia e ogni volontario aspetta di rivedere il sorriso di questi piccoli angeli con la consapevolezza che il mese trascorso a Borghetto fa sì bene al loro fisico, ma soprattutto fa bene al loro cuore.
E con gioia, anno dopo anno, scopriamo qui e quando andiamo a trovarli nel grigio anonimato dei loro istituti che negli adulti che li accompagnano, grazie all’esempio dei volontari unitalsiani, il concetto di solidarietà, di dono gratuito, di sorriso si fa strada, certo lentamente ma inesorabilmente.

 

 

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